Don Antonio e Giuseppe

E’ arrivato il parroco di Montemurro, Don Antonio Mattatello, giovane, preparato, in missione per l’Australia. Qui a Melbourne ed a Mildura, i montemurresi lo accolgono, gli fanno festa,  si riuniscono nei propri ritrovi Melbourniani per dargli un affettuoso e caloroso saluto. L’ascoltano come nei rioni di Montemurro: Chiesa Madre, Piazza Giacinto Albini, Dietro le Mura, Gannano, le varie Chiese del paese, ognuna con i suoi fedeli particolari.
Anche qui a Melbourne, i Montemurresi si distinguono per la loro sobria tradizione paesana: chi ad un Club, chi ad un altro, chi alla festa della Madonna di Servigliano, chi si immerge nel proprio nuovo sobborgo o la societa’ australiana. Insomma ci vuole un’occasione grande per riunirli un’altra volta, questi montemurresi. A dir il vero nessuno ci riesce… e la tradizione individualista e di gruppo scelto continua. Ma poi e’ tanto male agire in questo modo? Per me va tutto bene. Basti che c’e’ la bella tolleranza, l’armonia e ci si mostra l’affetto paesano quando ci si incontra. Perche’ quando si emigra in un’altra terra o nazione, ognuno si deve fare la propria strada. Ognuno fa le proprie scelte, anche a volte se soltanto capita cosi’.

In un arco di meno di dieci anni, Don Antonio ed il nostro ex sindaco Giuseppe De Bellis sono riusciti a riunire i paesani montemurresi di ogni particolare individualita’. Gia’ perche’ loro rappresentano il paese proprio come facevano Don Camillo e Peppone nel paese fittizio di Guareschi. Ed e’ forse in questo binomio di personaggi veri della storia italiana del ventesimo secolo, del dopoguerra, che si trova quell’Italia ancora solidale e fedele alle proprie origini ed alle proprie tradizioni. Perche’ Peppone e Don Camillo facevano magari anche a cazzotto, ma si capivano benissimo e si rispettavano.

Queste due visite augurano bene per il futuro dei montemurresi di seconda, terza, quarta e forse quinta generazione. Si’, i Montemurresi si trovano a Melbourne dal 1924 quando Antonio Di Mase sbarco’ al Victoria Dock e si stabili’ a Carlton, con parenti oriundi di Viggiano, paese di fronte a Montemurro in Basilicata. La visita di Don Antonio ha coinciso con la data della celebrazione del 150esimo anniversario dell’Unita’ d’Italia. E un nostro paesano Giacinto Albini fu uno dei credenti della unificazione quando in Basilicata neanche il cinque per cento della popolazione sapeva leggere o scrivere! Giacinto Albini fu una di quelle rare anime del grande romanticismo Italiano che preavviso’ l’unita’ come la naturale conclusione di una nazione ed un popolo che era restato non unito dalla fine dell’Impero Romano nel 413 AD. 


Adesso bisogna fare la Grande Italia Globale, dove l’ identita’ di ogni persona viene valorizzata ed appoggiata dovunque essa si trovi. Specialmente per chi ha preso residenza nel nuovo paese d’adozione. Il nazionalismo moderno deve essere affrontato senza avere confini che rattristano ed impoveriscono l’individuo nel mondo moderno. Quindi l’identita’ nazionale puo’ essere anche vista come forma multiple e diversa, con connotati nuovi sia di lingua che di cultura quotidiana. Don Antonio mi ha fatto sentire ancor di piu’ Australiano quando ha parlato della sua realta’ paesana, del paese in cui io non piu’ vivo, del paese con cui i miei figli si possono identificare soltanto tramite di me!

La mia lingua giornaliera e’ l’Inglese. Il mio Italiano va sempre piu’ allontanandosi dalla matrice culturale dov’esso risiede. Quindi non potro’ lasciare ai miei figli il mio testamento linguistico se essi non si danno da fare per imparare e mantenere l’Italiano, loro seconda lingua, ed i contatti con la terra dei loro nonni ed antenati.  Il lavoro culturale e linguistico sul quale ci siamo prodigati a Melbourne e nel Victoria, in realta’ su tutto il territorio australiano sin dagli inizi degli anni ’70, va continuato. La lingua delle proprie origini rafforza l’individualita’ Australiana che e’ fluida e diversa per la politica del multiculturalismo di cui tutti i governi fino ad oggi hanno appoggiato e rafforzato. Il dinamismo di questa nazione di popolazioni provenienti da tutte le parti del mondo non si puo’ paragonare ad altre nazioni dei vecchi continenti… qui la nostra stella del sud brilla vivace e serena. Speriamo di riuscire a mantenerla cosi’!


La visita di Don Antonio mi ha dato l’opportunita’ di constatare quando lodevole sono le iniziative dei piccoli paesi d’Italia quando riescono a mandare i leaders sociali o religiosi nelle proprie comunita’ emigrate, le quali si trovano oggi ad affrontare un futuro incerto dal punto di vista culturale. La globalizzazione ha bisogno di moltissimi ponti, di persone che veramente sentono nel proprio intimo quel desiderio di propagare pace ed armonia, contatto e ricchezza dei viaggi all’estero, opportunita’ e scambi personali e commerciali, di vedute nuove e di accoglienza da ambo i lati. Il viaggiare e’ un grande maestro per i giovani … la visita di Don Antonio gli dara’ un’ampia visuale sulle realta’ dei figli dei Montemurresi nati in Australia.

Montemurro potra’ di nuovo crescere ed essere valorizzato come paese e come il paese natale della identita’ familiare di molti cittadini e residenti di Melbourne e Mildura, e come no, anche di altre zone e Stati d’Australia. Lo scambio di visite piu’ frequenti possono di nuovo portare tanta gioia nel cuore di chi e’ stato lontano dalle proprie radici. Mi auguro che i governi locali, statali e nazionali prendano nota dei bisogni di chi non si puo’ permettere una visita oltremare. Montemurro deve anche tenere conto della responsabilita’ di accoglimento, di chi sente di volere ristabilire dei contatti con il paese natale dei propri antenati. C’e’ tanto da fare… pero oggi con l’uso di Facebook e dell’Internet, nonche’ con la facilita’ di viaggiare e tanto di piu’, si puo’ realmente sentirsi una volta ancora in paese, a Montemurro, proprio come ai tempi di Peppone e Don Camillo.

 Tom Padula - March 2011